sabato 17 ottobre 2009
Equazione
Ad un certo punto ti sei accorto dei termini di un problema o meglio di un'equazione. Nell'autobus fuori dal centro abitato sei uno straniero e chiedi informazioni per dirigerti nel luogo di destinazione. Prima un ragazzo, forse romeno, ti aiuta a capire la tua fermata, poi una signora, forse polacca, ti indica l'arrivo... Entrambi gentili, pieni di una cortesia avvolgente. Il tuo autobus è pieno di lavoratori che vengono portati nei cantieri, hanno sonno, è mattina presto, talmente presto che il sole sta appena sorgendo. Le distese erbose e brulle e il cielo rosa arancio e il silenzio dell'autobus interrotto solo da qualche colpo di tosse. Ti dimentichi i brutti motivi per cui hai dovuto prendere quell'autobus stamattina presto, pensi che sarebbe bello raccontare al tuo migliore amico tutto questo, ma poi ti fermi. A essere sincero con te stesso è da un pezzo che a nessuno interessa veramente più sapere di queste tue visioni! E capisci che devi cominciare a raccontare quelle cose senza un preciso destinatario. Devi emanciparti, essere libero di essere con tutti. Lasciarti andare a tutto quello che incontrerai e a tutti quelli che di nuovo avranno voglia un giorno di ascoltarti... Poi se ne verrà fuori un polpettone banale accetterai le conseguenze. .. E vabbè!
sabato 3 ottobre 2009
Sono odioso
Dal libro "Frammenti di un discorso amoroso" di R. Barthes
ecco cosa hai letto oggi:
MOSTRUOSO
Il soggetto si rende improvvisamente conto di stare soffocando l'oggetto amato chiudendolo in una rete di soprusi: di colpo, da individuo sventurato che desta compassione, egli si sente diventare un essere mostruoso.
[... ]
2. Il discorso amoroso soffoca l'altro il quale schiacciato da questo dire massiccio, non trova spazio per esprimersi. Non è che io gli impedisca di parlare, ma so come far scivolare i pronomi : io parlo e tu mi comprendi, dunque siamo.
Talvolta, con terrore, prendo coscienza di questo rovesciamento : io che mi credevo puro e semplice soggetto (soggetto assoggettato: fragile, delicato, degno di compassione), m'accorgo di essere diventato una cosa ottusa, che va avanti ciecamente, che schiaccia ogni cosa sotto il peso del suo discorso; io che amo mi rendo indesiderabile, sono messo sullo stesso piano degli importuni: quelli che danno fastidio, che mettono a disagio, che nuocciono, che complicano, che chiedono, che intimoriscono (ovvero più semplicemente: quelli che parlano).
Ho preso un granchio madornale su me stesso.
(L'altro è sfigurato dal suo mutismo, come in quei sogni spaventosi in cui la tale o talaltra persona che noi amiamo ci appare con la parte inferiore del volto completamente cancellata, priva della bocca; e io che parlo, sono anch'io trasfigurato: il soliloquio fa di me un mostro, un'enorme lingua).
ecco cosa hai letto oggi:
MOSTRUOSO
Il soggetto si rende improvvisamente conto di stare soffocando l'oggetto amato chiudendolo in una rete di soprusi: di colpo, da individuo sventurato che desta compassione, egli si sente diventare un essere mostruoso.
[... ]
2. Il discorso amoroso soffoca l'altro il quale schiacciato da questo dire massiccio, non trova spazio per esprimersi. Non è che io gli impedisca di parlare, ma so come far scivolare i pronomi : io parlo e tu mi comprendi, dunque siamo.
Talvolta, con terrore, prendo coscienza di questo rovesciamento : io che mi credevo puro e semplice soggetto (soggetto assoggettato: fragile, delicato, degno di compassione), m'accorgo di essere diventato una cosa ottusa, che va avanti ciecamente, che schiaccia ogni cosa sotto il peso del suo discorso; io che amo mi rendo indesiderabile, sono messo sullo stesso piano degli importuni: quelli che danno fastidio, che mettono a disagio, che nuocciono, che complicano, che chiedono, che intimoriscono (ovvero più semplicemente: quelli che parlano).
Ho preso un granchio madornale su me stesso.
(L'altro è sfigurato dal suo mutismo, come in quei sogni spaventosi in cui la tale o talaltra persona che noi amiamo ci appare con la parte inferiore del volto completamente cancellata, priva della bocca; e io che parlo, sono anch'io trasfigurato: il soliloquio fa di me un mostro, un'enorme lingua).
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